"Lo facciamo per poter dire: dato che non c'è niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualche cosa. E se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare molto." Padre Puglisi

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BYO| Bring Your Own: vaccini, dagli albori al vaccino Pfizer

Del 22 Novembre 2020, ore 12:05 PM - Modifica

Vivere Ateneo presenta la nuova rubrica dal titolo “BYO|Bring Your Own: vaccini, dagli albori al vaccino Pfizer”!

Il nostro obiettivo, attraverso gli articoli di questa rubrica, sarà quello di trattare di attualità e di cercare di dare, attraverso le nostre conoscenze e la nostra curiosità, una visione d’insieme per ogni argomento che tratteremo.

Il primo articolo tratterà di un argomento altamente discusso durante l’ultimo periodo, cioè l’annuncio della casa farmaceutica Pfizer riguardo il vaccino contro il Covid-19: Il nostro vaccino è efficace al 90%.
L’annuncio risale al 10 Novembre e sebbene sia stato accolto con grande speranza da parte dell’intera popolazione mondiale, sono tanti i dubbi e le perplessità che ci vengono in mente.

Il vaccino a due dosi, sviluppato in collaborazione dalla BioNtech di Mainz, in Germania, è risultato efficace durante le sperimentazioni sugli animali, ma l’unico modo per vedere se funziano sull’uomo, è somministrarlo in larga scala. Inoltre, da pochi giorni, un’altra società farmaceutica, Moderna, ha annunciato l’efficacia del proprio vaccino, efficace addirittura al 94,5%. A guidare la sperimentazione di questo vaccino è un orgoglio italiano, o ancora meglio dire siciliano: Andrea Carfi, 50 anni, responsabile della ricerca sui vaccini e le malattie infettive di Moderna.

Tra le due aziende farmaceutiche sembra sia partita una sfida su quale vaccino sia più efficace, infatti, dopo pochi giorni dall’annuncio di Moderna, i dati finali dello studio Pfizer hanno dimostrato che l’efficacia è superiore e arriva addirittura al 95%. Inoltre, in corsa, c’è anche il vaccino Sputnik V sviluppato dalla Russia, che stando ai dati ufficiali del Cremlino, pur avendo rilasciato i dati troppo precocemente secondo alcuni esperti, suggerirebbe un’efficacia del 92%.

Gli albori

La vaccinazione è considerata tra le più grandi scoperte mediche fatte dall’uomo e una tra le più rilevanti per l’impatto apportato alla salute e alla vita umana. Sin dai tempi antichi, si iniziò a osservare come la variolizzazione, l’innesto di materiale infettivo in soggetti sani, rendesse immuni a forme più gravi della malattia.

La scoperta della vaccinazione, intesa come tecnica per sconfiggere le malattie infettive, si deve a Edward Jenner, medico di campagna che si dedicò alla lotta contro il vaiolo.

All’epoca la malattia stava avendo in Europa un incremento allarmante. Soltanto nel 1796 si arrivò al vaccino contro il vaiolo; nel maggio 1796 Jenner prelevò dalla pustola di una donna ammalata di cowpox (vaiolo bovino) del materiale purulento e lo iniettò nel braccio di un ragazzo di 8 anni di nome James Phipps. Dopo alcuni mesi, al ragazzo fu inoculato del pus vaioloso umano, ma, come previsto da Jenner, il virus non attecchì. James fu il primo a diventare immune al vaiolo senza esserne mai stato ammalato.

Jenner non riusciva a identificare con precisione cosa preservasse dal contagio nel suo tentativo ma, grazie alle sue intuizioni, si arrivò alla vaccinazione obbligatoria in Inghilterra a partire dal 1840.

Le ricerche di Edward Jenner sulla vaccinazione, come tecnica di prevenzione del vaiolo, posero le basi ai successivi studi sulla natura delle malattie infettive e allo sviluppo dell’immunologia nel corso del XIX secolo. Tuttavia, la vaccinazione non si diffuse tra la popolazione sia a causa dei limiti scientifici che a una mancanza di campagne di informazione. Soltanto nel Novecento, in seguito all’insorgere di diverse epidemie, sorse la necessità di sviluppare un vaccino da rendere disponibile a tutta la popolazione. Nel 1967 una campagna di vaccinazione globale fu avviata sotto la tutela dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) per cercare di debellare il vaiolo in tutto il mondo. L’8 Maggio del 1980 fu dichiarata la debellazione del vaiolo, uno dei più notevoli successi nella storia della medicina.

Il vaccino anti-Covid, entriamo più nel dettaglio…

La sperimentazione del vaccino anti Sars-Cov2 rappresenta una svolta sotto diversi ambiti. Infatti, secondo diversi studi, questo vaccino, oltre a determinare una difesa immunitaria contro il Sars-Cov2 ,sarà utile anche per altri futuri virus e quindi permetterà a ciascuno di noi di predisporre di una difesa immunitaria già ben sviluppata.
Inoltre, ciò che lo contraddistingue è il suo meccanismo d’azione: il vaccino prevede l’utilizzo di frammenti di molecole di mRNA (RNA messaggero), veicolati da goccioline lipidiche, in grado di produrre mediante il processo trascrizionale le proteine virali, ovvero le glicoproteine Spikes, con le quali il Sars-Cov2 si lega ai recettori ACE1 e NRP1 presenti sulla superficie delle nostre cellule. L’obiettivo del vaccino in sperimentazione è dunque quello di simulare il processo infettivo del virus così da stimolare la produzione , da parte del nostro sistema immunitario, di anticorpi specifici, in particolare di immunoglobuline G, chiamate anche cellule della memoria, in modo da garantire una difesa permanente.
Nello specifico l’antigene è in grado di stimolare linfociti di tipo B, linfociti T CD4 e linfociti T CD8 e quindi attivare una risposta immunitaria di tipo cellulo-mediata e umorale.
Uno dei limiti di questo vaccino è la conservazione. L’RNA è una macromolecola piuttosto fragile che necessita di essere veicolata e manipolata con cura, infatti per avere una conservazione ottimale deve stare ad una temperatura di -80º C, e per questo motivo, si è cercato di renderlo resistente per cinque giorni alla temperatura di 4ºC, ovvero la normale temperatura di frigorifero, al fine di rendere facilitata la sua distribuzione.

I risvolti economici in Italia e nel mondo

Abbiamo notato come la pandemia abbia sottolineato la debolezza del nostro sistema sanitario: negli anni il risparmio ha portato alla luce gli effetti degli scarsi investimenti rivolti alla salute della popolazione. E’ importante notare come questa emergenza abbia sottolineato la necessità di riorganizzare e sostenere con maggiori risorse il ruolo del territorio che avrebbe potuto contenere, nella fase iniziale della pandemia, l’eccesso di domanda di cure, evitando di farle riversare sulle strutture ospedaliere, impreparate a fare fronte al numero così elevato di ricoveri di pazienti Covid-19 in fase acuta.
In questo contesto l’Unione Europea ha supportato l’Italia proponendole anche il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) con l’unica condizione di utilizzare i fondi per il Sistema Sanitario Nazionale.

Il ruolo delle Big Pharma
Secondo le stime di Fortune Business Insights realizzate prima dell’esplosione dell’epidemia di Covid-19, nel 2018 il mercato globale dei vaccini aveva raggiunto un valore di 37,4 miliardi di euro e potrebbe raggiungere gli 83,6 miliardi entro il 2026, con un tasso medio composto di crescita nel periodo (Cagr) del 10,7% l’anno.
L’Organizzazione mondiale della sanità ha ricordato che circa l’80% delle vendite globali di vaccini proviene da cinque grandi multinazionali che sono sorte negli ultimi decenni come prodotto di varie fusioni e acquisizioni tra società farmaceutiche.
Si tratta dei giganti della farmaceutica GlaxoSmithKline (Regno Unito, 34,2 miliardi di fatturato globale nel 2018), Merck (Usa, 36,83 miliardi di euro il fatturato 2018), Sanofi (Francia, 34,46 miliardi di fatturato nel 2018), Pfizer (Usa, 46,72 miliardi di fatturato nel 2018) e Gilead Sciences (Usa, 19,3 miliardi i ricavi 2018).

Il caso Pfizer
Nei giorni scorsi, l’amministratore delegato della Big Pharma, Albert Bourla, ha venduto il 62% delle azioni che aveva nel gruppo, guadagnando 5,56 milioni di dollari (la Securities and Exchange Commission statunitense consente ai principali azionisti e ai dipendenti delle società quotate in borsa di scambiare un numero predeterminato di azioni in un momento prestabilito).
Ciò è apparso strano poiché la cessione è avvenuta nello stesso giorno in cui la società ha annunciato che il vaccino contro il Covid-19 è efficace al 90% sulla base dei risultati della sperimentazione provvisoria. Il che era sembrato un buon esito tanto da far aumentare il valore delle azioni (+15% nel giorno dell’annuncio sul vaccino).

Insomma, quale sarà quindi il primo vaccino a entrare nel mercato? Che cambiamenti porterà con sè? Ma soprattutto, quando la pandemia sarà finita, torneremo totalmente alla vita di prima?

Al prossimo articolo!

Alla stesura di questo articolo hanno contribuito:
– Giulia Biundo;
– Luisa Viola;
– Simona Billeci;
– Francesca Spera.

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